Carmen Melis - soprano

Nata a Cagliari il 16 agosto 1885.

Morta a Longone di Serigno (Como) il 19 dicembre 1967.

 

Studia canto con il baritono e didatta Antonio Cotogni (1831-1918) e probabilmente anche con il tenore Jan De Reszke (1850-1925), infine con Carignani a Torino.

 

Debutta ventenne (1905) al Teatro Coccia di Novara nel ruolo del titolo in Iris di Pietro Mascagni. 

 

Il 26 gennaio 1907 è presente al Teatro Costanzi di Roma nella prima locale di Thaïs di Jules Massenet, a fianco del baritono Mattia Battistini (Atanaele). Poi in La bohème di G. Puccini (29 aprile).

Nello stesso anno si produce in una tournée in Russia e Polonia.

Ritorna al Teatro Costanzi nel gennaio del 1908 come Desdemona in Otello di Giuseppe Verdi con la direzione di Leopoldo Mugnone. A marzo, sarà protagonista in Tosca di Giacomo Puccini e ad aprile in Madama Butterfly con Italo Cristalli (Pinkerton) e Francesco Cigada (Sharpless), direttore Leopoldo Mugnone. Ritornerà nel teatro romano, tra l’altro, nel 1917 ancora in Thaïs sempre a fianco di Mattia Battistini; 1919 in La fanciulla del West con Carmelo Alabiso (Dick Johnson) e Taurino Parvis (Jack Rance); 1922  in Iris di Pietro Mascagni (ruolo del titolo), diretta dall’autore e con Piero Schiavazzi quale Osaka; Isabella Orsini di Renato Brogi (ruolo del titolo) e, in La bohème di G. Puccini. Nel 1923 Madama Butterfly; Manon di Jules Massenet con Dino Borgioli e direttore Vittorio Gui; 1924 Manon Lescaut di G. Puccini con Francesco Merli; Salomè con la direzione dell’autore; 1930 Falstaff (Alice) con Mariano Stabile (Falstaff) direttore Gino Marinuzzi.

 

Nel 1908 è Thaïs al Teatro La Fenice di Venezia con il baritono Giuseppe Kaschmann nel ruolo di Atanaele. Vi ritornerà nel 1922 in Manon Lescaut 

con il tenore Rinaldo Grassi (Renato Des Grieux) e, nel 1926 in Madama Butterfly. Sempre nel 1908 porterà Thaïs anche al Teatro Massimo di Palermo, ritornandovi nel 1925 in Francesca da Rimini con il tenore argentino Pedro Mirassou nel ruolo di Paolo il bello.

 

Tra il 1909 e il 1913 fa parte della Compagnia di Oscar Hammerstein presso l’Opera House Manhattan di New York, canta inoltre a Chicago e Boston, dove nel 1911, partecipa alla prima locale di La fanciulla del West, dopo averla studiata con lo stesso Puccini, mentre non canterà mai al Teatro Metropolitan di New York.

  

Nel 1912 canta all’Opéra di Parigi, dove il 16 maggio, canta in La fanciulla del West al fianco di Enrico Caruso e Titta Ruffo e la direzione di Tullio Serafin, vi ritornerà nel 1916 con Manon Lescaut, Aida e Trovatore.

 

Nel 1913 è la volta del Covent Garden di Londra, qui affianca Enrico Caruso in Pagliacci (20 maggio).

Ritornerà nella capitale inglese nel 1929 come Musetta in La bohème e poi in Tosca, ma la voce ormai non era più quella di un tempo.

 

Il 31 marzo 1917 debutta al Teatro alla Scala di Milano partecipando alla prima assoluta dell’opera Il Macigno di Victor De Sabata (Driada) con Giuseppe Danise (Martano) e Ulysses Lappas (Ibetto), direttore Ettore Panizza e, il 20 dicembre 1924, crea il personaggio di Ginevra in La cena delle beffe di Umberto Giordano a fianco di Hipólito Lázaro  (Giannetto Malaspini) e Benvenuto Franci (Neri Chiaramantesi), opera che riprenderà anche il 17 dicembre del 1925 con la direzione di Arturo Toscanini.

 

Nel 1917 ha partecipato al film muto “Il volo dal nido” di Luigi Sapelli (Caramba).

 

Il 14 febbraio 1925 è al Teatro Regio di Parma in Manon di Jules Massenet con Lionello Cecil (Des Grieux), e il 6 maggio è Mimì in La bohème di G. Puccini a fianco di Angelo Minghetti (Rodolfo) e Gino Vanelli (Marcello), direttore Leopoldo Mugnone. Vi ritornerà nel febbraio del 1928 in Francesca da Rimini con Galliano Masini nel ruolo di Paolo il bello e, nel dicembre del 1932 ormai a fine carriera, quale Sieglinde in La Walkiria in lingua italiana con il tenore cileno Renato Zanelli nel ruolo di Siegmund.

 

Oltre oceano, il 22 maggio 1917 debutta al Teatro Colón di Buenos Aires in Il Cavaliere della Rosa di Richard Strauss, nella versione italiana di Otto Schanzer (La Marescialla), poi nella stessa e sua unica stagione in quel teatro, canterà ancora in, Tosca con Charles Hackett (Mario Cavaradossi), Manon di J. Massenet con Enrico Caruso (Des Grieux), La Walkiria, in lingua italiana (Sieglinde) con il tenore Catullo Maestri (Siegmund).

 

Nel 1925 sarà Floria Tosca al Teatro Verdi di Trieste.

 

Nel luglio del 1933 si ritira dalle scene, dopo ventotto anni di carriera, interpretando al Politeama genovese di Genova il ruolo di Minnie in La fanciulla del West.

 

Dopo il ritiro si dedica all'insegnamento al Conservatorio Gioachino Rossini di Pesaro, tra i suoi allievi, la più famosa fu Renata Tebaldi, che di Carmen Melis ebbe a dire:

“ Tutto quello che avevo bisogno d’imparare per il teatro l’ho imparato da lei”.

Altra sua allieva famosa fu Rita Orlandi Malaspina.

In seguito insegnerà anche arte scenica a Milano.

 

Cantante attrice, dalla voce brillante e incisiva nel fraseggio, molto stimata da Giacomo Puccini. Fu completamente a suo agio di fronte alle nuove esigenze canore che erano venute a svilupparsi con l’avvento del “Verismo”. Oltre alle opere citate, Carmen Melis aveva in repertorio, tra l’altro, titoli come - Germania di Alberto Franchetti, Il trovatore di G. Verdi, I gioielli della Madonna e Il segreto di Susanna di Ermanno Wolf-Ferrari, Zingari di Ruggero Leoncavallo, Conchita di Riccardo Zandonai, Andrea Chénier di U. Giordano, Suor Angelica di G. Puccini, La Wally di Alfredo Catalani, Déjanire di Camille Saint-Saëns, ecc - .

Inoltre, oltre alle prime assolute Il macigno e La cena celle beffe, metterà in scena in prima mondiale anche: La Jura di Gavino Gabriel al Politeama Regina Margherita di Cagliari nel 1928 e  Madonna Oretta di Primo Riccitelli al Teatro Reale dell’Opera nel 1932.

 

Non è esercizio semplice, tracciare un profilo verosimile di questo grande soprano, meglio lasciare all'acuta penna di Giacomo Lauri-Volpi questo arduo compito:

 

“ Caso singolare d’introspezione e di sincerità, quello di Carmen Melis, che, ritiratasi dalle scene, si diede all'insegnamento nel Conservatorio di Pesaro, ove educò, tra le altre, con diligenza e saggezza, la voce di Renata Tebaldi. Riandando il suo passato di cantatrice, ha confessato -  or non è molto -  che, se potesse ricominciare, non oserebbe ripetere gli errori con i quali esercitò il suo canto durante vari lustri sulla ribalta, dove fu ammirata nel periodo 1910-1920, come una delle più maliose cantatrici. C'è da credere ad una persona di così chiaro ingegno e spiccata dignità artistica, perché nell'esperienza dell'insegnamento e nel quotidiano contatto con le giovani voci, nonché per l'evidenza di una evoluzione tecnica innegabile, non poteva sfuggirle l'osservazione che le grandi artiste, da lei imitate con ammirata fedeltà e ingenuità, solevano con somma compiacenza indulgere all'eccessiva sillabazione delle parole, schiacciando i suoni e allargando le vocali, massime la prima, con conseguente flessione della colonna d'aria e deviazione dei raggi sonori. Ond'è che la «sfericità» delle note, la pastosità e il velluto nel canto, ben dosato e legato, non fu una spiccata virtù, poniamo di Emma Carelli e di Gemma Bellincioni, superbe dicitrici, maestre di declamazione, interpreti senza dubbio piene di fuoco, ma tecnicamente, quanto a fonetica, arbitrarie. L'autore eseguì, a fianco della Melis, la Tosca e la Manon di Puccini. La Floria della cantatrice sarda, dalla voce prettamente lirica, acquistava espressione drammatica dal suo temperamento. La sua Manon, se appariva più aderente al personaggio, non era per questo meno indefinita. Si sentiva, nelle due interpretazioni, l'indecisione dell'artista: quella inquietudine di chi non è perfettamente convinto di accordare la teoria con la pratica. Dedicandosi al suo finissimo magistero, ha ritrovato se stessa nella voce della sua discepola, addestrata da lei ai principi che non sempre gli ultimi cantori dell'800, convertiti al verismo, praticarono con fedeltà e con metodo. Invero, l'eccessiva declamazione, la drammatica espressione verbale, se giova al teatro di prosa, non conviene alla voce cantata. Grave errore confondere Euterpe con Melpomene e Talia, e farne un complesso eterogeneo. Bisogna però dire che il caso di quella maestra e di una simile allieva è assai poco comune. Oggi, tranne rare eccezioni, i cantanti ignorano la dizione nitida della vecchia scuola, congiunta alla sfericità di quella che dovrebbe essere la nuova. Tra la chiarezza di un declamato soverchiamente espressivo e l'ululato incomprensibile, è da preferire, comunque, il declamato. L'ingenito buon gusto e un senso di naturale signorilità preservarono Carmen Melis dalle esagerazioni verbali e sceniche, e fecero di lei un'artista soggiogatrice per suggestione ed amabilità ”.

 

Giacomo Lauri Volpi, “Voci Parallele” Garzanti Editore 1955.

 

 

Tra il 1906 e il 1926 Lascia una discreta testimonianza discografica distribuita in diverse etichette, di seguito elencata.

 

Nel 1985 è stato pubblicato dall'editore Bardi un volume dal titolo:

 

Carmen Melis. “Una grande soprano del Verismo” di Gadotti Adonide. P.248

 

 

 

 

 

DISCOGRAFIA

Il numero a fianco indica il numero di catalogo stampato nell'etichetta

 

 

Zonophone  -  U.S.A.  (1906-1907)

TOSCA  -  Mia Tosca (con B.Gasparini) - 12636

TOSCA  -  VISSI D’ARTE  - 12637

TOSCA  -  O dolci mani (con B.Gasparini) - 12638

TOSCA  -  Trionfal di nuova speme (con B.Gasparini) - 12639

BOHÈME  -  O buon Marcello (con F.Novelli) - 12693

BOHÈME  -  Sì mi chiamano Mimì - (numero mancante)

 

G & T  -  Milano  (1907)

JANA di R.Virgilio  -  Madonna ascolta - 53506

HERMES di A.Parelli  -  Figlio del mar - 53507

ALBATRO di U.Pacchierotti  -  resto così nel fascino - 53508

JANA   -  Or se l’antico (con R.Minolfi) - 54333

ALBATRO  -  L’Albatro è teco (con G.Taccani) - 054136

ALBATRO  -  La fata sei (con G.Taccani) - 054137

HERMES  -  S’io t’amo (con G.Taccani) - 054138

JANA  -  Gaddu alla triste casa (con G.Taccani) - 054139

 

Cilindri

Edison Cylinder Amberol  -  U.S.A.  (1908-1914)

TOSCA  -  vissi d’arte - 40011

ZAZÀ  -  Mamma? non l’ho avuta mai - 40013

ZAZÀ   -  Dir chi sono al mondo - 40016

ANDREA CHÉNIER  -  La mamma morta - 40027

AMICO FRITZ  -  Son pochi fiori - 40039

 

Dischi acustici

Fonotipia  -  Milano  (1915-1920)

BOHÈME  -  Sì mi chiamano Mimì - 69205

BOHÈME  -  Donde lieta uscì - 69206

TOSCA  -  non la sospiri - 69207

TOSCA  -  Vissi d’arte - 69208

LOUISE  -  Romanza di Luisa - 69209

MANON  -  Addio o nostro picciol desco - 59210

MADAMA BUTTERFLY  -  Un bel dì vedremo - 69271

MANON LESCAUT  -  In quelle trine morbide - 69272

ANDREA CHÉNIER  -  la mamma morta - 69273

FEDORA  -  O grandi occhi lucenti - 69274

 

Columbia  -  Milano,  dischi a due facciate  (1926)

D 5391   MANON  -  addio nostro picciol desco

               MANON  -  La tua non è la mano

D 5392   MANON  -  Or via Manon

               LOUISE  -  Da quel giorno

D 5393   MADAMA BUTTERFLY  -  Un bel dì vedremo

               MADAMA BUTTERFLY  -  Ancora un passo

D 5394   OTELLO  -  E un dì sul mio sorriso

               OTELLO  -  Esterrefatta, fisso

O 5395   FEDORA  -  O grandi occhi lucenti

               WALLY  -  Né mai dunque avrò pace

 

Nota: alcuni di questi dischi furono a suo tempo riversati in LP dalla casa discografica Rococò (1 LP) e dalla casa discografica TimaClub (2 LP), credo inoltre possano esistere dei riversamenti in CD dei quali però non sono per il momento a conoscenza.

 

OPERE COMPLETE

La Voce del Padrone HMV  -  Milano 1929

TOSCA  -  (Floria Tosca) - con Piero Pauli (Cavaradossi) e Apollo granforte (Scarpia), dir. Carlo Sabajno

14 dischi a 78 giri doppia facciata sigla: S 10142/55.

Questa edizione di Tosca è stata poi ristampata:

in LP  Discophile KS 10/11 (2 LP)

in CD  VAI -VAIA 1076 (2 CD)

            Preiser-PR20011 (2 CD)

 

©  Pietro Sandro Beato