Claudia Muzio - soprano


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Claudina Emilia Maria Muzzio - in arte - CLAUDIA MUZIO

 

Pavia 7 febbraio 1889

Roma 24 maggio 1936

 

Figlia di Carlo Alberto Muzzio (Pavia 1848), musicista, e diret­tore di scena del Covent Garden di Londra.

Claudia Muzio trascorre gli anni della sua infanzia tra le “mura” del più teatro famoso inglese. Studia con impegno il pianoforte e l'arpa, tanto che riuscì a dare anche alcuni concerti proprio al Covent Garden, ma il suo sogno era di presentarsi in quel teatro non come “concertista”, ma come cantante lirica.

 

Seppur molto ostacolata dal padre, che sognava, per la figlia un luminoso futuro da concertista, iniziò a intraprendere lo studio del canto.

Presa ormai la decisione, Claudina lascia l’Inghilterra recandosi in Italia, e precisamente a Torino, qui prende le sue prime lezioni di canto dal famoso mezzosoprano Annetta Casaloni (prima interprete di Maddalena nel Rigoletto alla Fenice di Venezia). Dopo questa esperienza e su consiglio della madre (Giovanna Gavirati) Claudina si reca a Milano per studiare con A. Fugazzola, perfezionandosi poi con il famoso soprano e insegnate Elettra Callery Viviani.

 

Poco più che ventenne debutta al Teatro Petrarca di Arezzo in Manon di Jules Massenet (15 gennaio 1910), ottenendo ottime critiche, che aprono la strada, alla sua prima e ultima interpretazione del personaggio di Gilda (Rigoletto), a fianco di Tito Schipa al Teatro Mastrojanni di Messina, e qualche sera dopo nel ruolo di Violetta (La traviata), che la renderà celebre in tutto il mondo.

Si presenta per la prima volta a Milano al Teatro Dal Verme con Manon Lescaut, vi ritornerà per la stagione 1911-12 debuttando in Faust e ripresentando Manon Lescaut, con grande successo di critica e di pubblico.

Il 16 aprile 1912 crea il ruolo di Caterina nella “prima assoluta” di La Baronessa di Carini di Francesco Mulè al Teatro Massimo di Palermo. Nell’autunno dello stesso anno, ritorna al Teatro Dal Verme, dove canta tra l’altro, un ruolo che sarà sempre tra i suoi favoriti “Desdemona” in Otello di Giuseppe Verdi, e il 13 novembre crea il personaggio di “Melenis” nell’omonima opera di Riccardo Zandonai avendo come partner Giovanni Martinelli.

 

Il 18 novembre del 1913 è il giorno del suo debutto Teatro Alla Scala di Milano in Otello (Desdemona) a fianco di Icilio Calleja e Mario Sammarco e con la direzione di Vittorio Gui. Ruolo questo che nel gennaio aveva portato anche al San Carlo di Napoli sempre con la direzione di Gui.

Nel 1914 (10 febbraio) si ripresenta alla Scala con la “prima assoluta” di L’Abisso di Smareglia (Mariela) a fianco di Icilio Calleja e Tina Poli-Randaccio e con la direzione di Tullio Serafin. Ancora alla Scala il 12 aprile la troviamo quale “Fiona” nell’Amore dei tre Re di Montemezzi con Edoardo Ferrari-Fontana, Domenico Viglione-Borghese e Nazzareno De Angelis.

 

Il 6 maggio 1914 debutta la Covent Garden di Londra in Manon Lescaut con la direzione di Albert Coates, cimentandosi inoltre per la prima volta pure in Tosca e Boheme (Mimì). Prima di lasciare il Covent Garden, canterà anche nei ruoli di Alice nel Falstaff, Desdemona in Otello con il tenore Paul Franz e il baritono Scotti e Margherita nel Mefistofele.

Il 26 dicembre si avvicina per la prima volta al repertorio wagneriano cantando a Torino il ruolo di Sieglinde nella Walkiria.

 

Il 23 e 26 settembre del 1915 partecipa a due memorabili serate al Teatro Dal Verme di Milano cantando il ruolo di Nedda in Pagliacci al fianco di Luigi Montesanto e di Enrico Caruso alla sua ultima apparizione italiana, il tutto con la direzione di Arturo Toscanini.

Oltre ai già citati, canta nei più importanti teatri italiani, tra i quali: il Regio di Parma (Manon Lescaut, 1914), il Carlo Felice di Genova (Loreley, 1916) il Teatro Grande di Brescia (Madame Sans-Gène), ecc.

 

Il 4 dicembre 1916 scrive il suo debutto al Teatro Metropolitan di New York, dove è chiamata a sostituire Lucrezia Bori colpita da una seria malattia, l’opera in programma è Tosca e i compagni di scena, Enrico Caruso e Antonio Scotti. Fu un grande successo sia di pubblico sia di critica, tanto da far ottenere alla Muzio un lungo e “sostanzioso” contratto.

Claudia Muzio rimarrà al Metropolitan per sei anni fino al 1922, in questo periodo oltre a Tosca presenterà sul più importante palcoscenico americano, Manon Lescaut, Aida, Trovatore, Otello, La prima mondiale di Il Tabarro, Andrea Chénier, Cavalleria Rusticana, Pagliacci, Loreley, Il Profeta (con Enrico Caruso), La Boheme, L’Amore dei Tre Re di Montemezzi, Madama Butterfly, Eugene Onegin, La Traviata.

Il 18 giugno del 1919 debutta in quello che sarà il teatro dove è più amata o per meglio dire, quasi idolatrata, il Colón di Buenos Aires, è qui, infatti, che le fu conferito il titolo di “Divina”, che la accompagnerà per tutta la sua carriera. Al Colón Claudia Muzio canterà nelle stagioni 1919/20/21 - 1923/24/25/26/27/28 - 1933/34 esibendosi in sessantasette produzioni che spaziavano quasi totalmente il suo repertorio e al fianco dei più illustri colleghi dell’epoca.

 

Le sue “stagioni” in Sud America, oltre all’amatissimo Teatro Colón, la vedrà protagonista in altri teatri di famose città, uno per tutti ricorderemo Il Lirico di Rio de Janeiro dove la Divina Claudia cantò al fianco di Beniamino Gigli una indimenticabile e trionfale Tosca nel 1919.

Il ritorno della Bori al Teatro Metropolitan di New York, il successo sia di Emmy Destinn sia della nuova stella Rosa Ponselle, induce Claudia Muzio (nel 1922) ad allontanarsi dal Metropolitan per entrare a far parte della Chicago Civic Opera al fianco di Mary Garden e Rosa Raisa.

Tra il 1922 e il 1932, sebbene il cuore ammalato le provocasse spesso improvvisi malori, Claudia Muzio non intende risparmiarsi, infatti, oltre che a Chicago, parteciperà alle “stagioni” di Boston e San Francisco.

A San Franci­sco è insignita della medaglia d'oro riservata ai cantanti più celebri.

Il Re d'Italia gli conferisce un’onorificenza, per aver fatto risplendere l'arte italiana nel mondo.

 

L'amministrazione del teatro «Municipal» di Rio de Janeiro farà co­struire la quarta e ultima teca (alta due metri) per riporvi, principalmente, l'a­bito di scena (uno dei tanti, ovviamen­te) indossato da Claudia Muzio nelle recite di «Traviata». Le altre tre teche erano sta­te allestite, con la stessa finalità, in ono­re della Besanzoni, di Titta Ruffo, di Beniamino Gigli.

 

Musso­lini le farà recapitare la tessera del parti­to fascista «ad honorem».

Canta all’Opéra di Parigi in Tosca e Aida.

 

Nel 1927 Claudia Muzio s’imbarca nel transatlantico “Conte Grande” per recarsi come di consueto nella sua amata Argentina, della “Compagnia di canto” fanno parte, i tenori: Lauri Volpi, Nardi, Tran­toul, Pertile; i soprani: Pampanini, Arangi Lombardi; i mezzi soprani: Besanzoni e Buades; i baritoni: Titta Ruffo, Franci, Formichi; i bassi: Azzo­lini, Pinza, Pasero; i direttori d'orche­stra: Reiner, Santini, Marinuzzi. È a questo punto che nella vita sentimentale di Claudia entra il giovin di bell’aspetto e grande tenore Giacomo Lauri Volpi, sembra che la “scintilla” sia scoccata in viaggio, mentre i due artisti studiavano “Norma”, ma solo di “scintilla” si trattò, perché Lauri Volpi, forte dei suoi principi religiosi, mai avrebbe abbandonato la legittima moglie (il soprano Maria Ros), come sembra, avrebbe preteso la bella Claudia. Tutto rimane, pertanto, racchiuso nella sfera di un amore platonico.

 

Ritorna frequentemente alla Scala: il 22 novembre del 1925 con Il Trovatore a fianco di Aureliano Pertile e Benvenuto Franci, l’11 aprile 1926 nella memorabile Traviata diretta da Arturo Toscanini con Aureliano Pertile e Carlo Galeffi, il 2 dicembre del 1926 è la volta diAndrea Chénier ancora con Pertile e Mariano Stabile. Il 12 aprile del 1930 un’altra edizione di Traviata questa volta con Dino Borgioli e Carlo Galeffi diretti da Giuseppe Del Campo.

 

Il 24 luglio 1929 Claudia Muzio sposa segretamente a Faenza il commerciante Renato Liberati di ventiquattro anni, lei ne aveva quaranta.

 

Questo è il periodo che Claudia Muzio guadagna cifre favolose, il cachet del Colón arrivava a ben quattromila pesos a recita (circa 25.000 lire dell’epoca), che talvolta le erano pagati anche con monete d’oro.

 

Tra il 1932 e il gennaio del 1935 ritorna a Roma, dove canterà in Bohème con Dino Borgioli, Forza del destino con Francesco Merli, Mario Basiola e Gianna Pederzini, Tosca Con Beniamino Gigli e Giacomo Rimini, Cavalleria rusticana con Francesco Merli, Carmelo Maugeri e Pietro Mascagni sul podio, Otello con Merli e Benvenuto Franci, Traviata con Beniamino Gigli e Carlo Galeffi direttore Tullio Serafin. Di questa produzione possediamo una testimonianza del critico musicale e compositore Alberto Guasco, che così scriveva sul “La Tribuna“.

 

« …non si può descrivere la letizia di coloro che hanno po­tuto ascoltare le beneamate melodie canta­te con supremo prestigio d'arte da Claudia Muzio, Beniamino Gigli e Carlo Galeffi. Vio­letta Valéry è riuscita a far fremere i musicologi dell'Urbe come se lo spettacolo delle sue atroci disavventure amorose e della sua morte miserrima costituisse, per loro, una novità assoluta ed emozionante (...) Non uno dei mille preziosi dettagli dello sparti­to è rimasto nell'ombra. Abbiamo ritrova­to in Claudia Muzio la prodigiosa Violetta che, anni or sono, aveva destato ribollenti amori nel pubblico romano. Cantatrice di finezza non superabile e di originalità com­pleta, attrice non meno ingegnosa e disin­volta, la Muzio ha in realtà un potere di seduzione al quale nessuno può sfuggire. La sua perfetta tecnica vocale le consente di trarre dalla scena conclusiva del primo at­to - così temuta dalle consuete cantatrici - effetti di rara potenza: il suo ardore sen­timentale si disvela per intero nelle scene culminanti del secondo atto e dell’ ultimo. Diciamo ancora che nell' accorato cantabile "Alfredo, Alfredo di questo core", così squi­sitamente umano, tende a diventare trascen­dentale. Si pensa ad un angelo che canti piangendo…».

 

Norma con Merli, Pederzini e Giacomo Vaghi. Mentre la sera del 15 febbraio 1934 porta al successo, in prima assoluta, l'o­pera di Licinio Refice, Cecilia, Opera questa che tra il 4 e il 21 ottobre dello stesso anno, diretta dall’autore, vedrà l’addio di Claudia Muzio al Cólon di Buenos Aires, dopo avervi cantato per sedici anni.

 

Al rientro in Italia si dedica con passione e impegno allo studio di Adriana Lecouvreur guidata dal maestro Luigi Ricci, ma l’opera che andrà in scena il 14 gennaio del 1936 non vedrà protagonista al Divina Claudia ma il soprano rumeno Floria Cristoforeanu di stretta scuola verista, affronto questo, del quale Claudia Muzio non sa darsi pace.

Nel frattempo si reca a Milano per parlare dei suoi dischi registrati l’anno precedente per la Columbia, ma il suo disturbo al cuore diventa sempre più preoccupante e ritorna a Roma.

 

Alle 7:35 del mattino del 24 maggio 1936 in una suite dell’Hotel Majestic in via Veneto, il cuore della “Divina” cessa di battere. Aveva da poco compiuto quarantasette anni.

 

La camera ardente verrà allestita nella chiesa dei Capuccini in via Veneto. Vi vennero esposte le corone e i fiori con i nastri che confermavano la partecipazione al lutto, dei più importanti governi europei ed americani, delle famiglie regnanti, degli artisti insigni della scena lirica.

 

Sepolta a Roma al cimitero del Verano, nel monumento funebre costruito (con il contributo di tutti i cantanti lirici del mondo) dallo scultore torinese Pietro Canònica, si può leggere questa scritta:

 

« La sua voce divina / le genti d’ogni remoto Paese / ammaliò / Messaggera di grazia / di forza, di luce e d’arte. »

 

Due grandi critici specializzati in “voci” Eugenio Gara e Angelo Sguerzi, non ammettono dubbi nello stimare la “Divina” Claudia il più grande soprano del secolo prima di Maria Callas.

 

Giacomo Lauri Volpi sul suo volume “Voci parallele” scrive:

 

“In un momento in cui a Chicago suscitava clamori l’americana Mary Garden, a New York la tedesca Geraldine Farrar (in realtà G. Farrar era americana essendo nata a Melrose nello stato del Massachusetts. [N.d.R.] ), a Londra l’australiana Nelly Melba e, in Italia, illanguidiva la stella della Darclée (la prima interprete di Tosca insieme al tenore De Marchi) – tutte voci di soprano lirico – si rivelò la voce soavissima di Claudia Muzio, in antitesi con quella esuberante  di Rosa Raisa.

Gli argentini la chiamarono “la Divina Claudia” e veramente divina era nell’esecuzione di “Casta diva” nella Norma e dell’aria del Trovatore: “d’amor sull’ali rosee”.

Il suo canto non si potrebbe meglio definire che ricordando le parole di Dante, nell’episodio di Casella: “la cui dolcezza ancor dentro mi suona”.

La voce di Claudia Muzio era piuttosto limitata, ma acquisiva risonanze insospettabili, poichè in ogni nota spirava un sentimento vibrante. Ciò le dava la capacità di affrontare la tessitura disumana di Turandot e quella sovrumana della Norma, gl’impeti umanissimi di Santuzza e la rassegnata dedizione di Desdemona.

Grande e felice artista alla ribalta, quanto modesta e sventurata nella vita, la Muzio uscì dalla scena del mondo in sordina, con l’indice sulla bocca, come per dire: non vi muovete, restate, non disturbatevi per me.”

 

In campo discografico lascia 109 facciate a 78 giri.

2 facciate realizzate a Milano per la His Master’s Voice (1911 e 1914).

75 negli Stati Uniti per la Edison e la Pathé (dal 1914 al 1927).

32 per la Columbia a Milano (1934-1935).

Esiste inoltre un microsolco “Golden Age of Opera” dove la Muzio canta il primo atto di Tosca , registrato dal vivo al Teatro dell’Opera di San Francisco il 15 ottobre 1952, a fianco di Dino Borgioli (Cavaradossi) e Alfredo Gandolfi (Scarpia) con la direzione di Gaetano Merola.

 

REPERTORIO

in ordine alfabetico

 

 

ABISSO  (Mariela) - Antonio Smareglia

AIDA  (Aida) - Giuseppe Verdi   

AMORE DEI TRE RE (L')  (Fiora) - Italo Montemezzi

ANDREA CHÉNIER  (Maddalena) - Umberto Giordano

BARONESSA DI CARINI (LA) (Laura) - Giuseppe Mulè

BOHÈME (LA)  (Musetta e Mimì) - Giacomo Puccini

CARMEN  (Micaela) - Georges Bizet

CAVALLERIA RUSTICANA  (Santuzza) - Pietro Mascagni

CECILIA  (Cecilia) - Licino Refice

CENA DELLE BEFFE (LA)  (Ginevra) - Umberto Giordano

DER ROSENKAVALIER  (Marescialla) - Richard Strauss

EVGENIJ ONEGIN  (Tatiana) - Pëtr Il'ič Čajkovskij

FALSTAFF  (Alice) - Giuseppe Verdi

FAUST  Margherita - (Charles Gounod)

FIAMMA (LA)  (Silvana) - Ottorino Respighi)

FORZA DEL DESTINO (LA)  (Leonora) - Giuseppe Verdi

FRANCESCA DA RIMINI  (Franceca) - Riccardo Zandonai

GIOIELLI DELLA MADONNA (I)  (Maliella) - Ermanno Wolf-Ferrari

ISABEAU  (Isabeau) - Pietro Mascagni

LOHENGRIN  (Elsa) - Richard Wagner)

LORELEY  (Loreley) - Alfredo Catalani

MADAMA BUTTERFLY  (Cio-Cio-San) - Giacomo Puccini

MADAME SANS GÊNE  (Cathérine) - Umberto Giordano

MANON  (Manon) - Jules Massenet

MANON LESCAUT  (Manon Lescaut) - Giacomo Puccini

MEFISTOFELE  (Margherita) - Arrigo Boito

MELENIS  (Flavia) - Riccardo Zandonai

MONNA VANNA  (Vanna) - Henry Frévier

NERONE  (Asteria) - Arrigo Boito

NORMA  (Norma) - Vincenzo Bellini

OLLANTAY  (Cussi-Couillur) - Constantino Vicente Gaito

OTELLO  (Desdemona) - Giuseppe Verdi

PAGLIACCI  (Nedda) - Ruggero Leoncavallo

PROMESSI SPOSI (I)  (Lucia) - Amilcare Ponchielli

PROFETA (IL)  (Berta) - Giacomo Meyerbeer

RIGOLETTO  (Gilda)  - Giuseppe Verdi

SEGRETO DI SUSANNA (IL)  (Susanna) - Ermanno Wolf-Ferrari

TABARRO (IL)  (Giorgetta) - Giacomo Puccini

TOSCA  (Floria Tosca)  - Giacomo Puccini

TRAVIATA (LA)  (Violetta Valery) - Giuseppe Verdi

TROVATORE (IL)  (Leonora) - Giuseppe Verdi

TURANDOT  (Turandot) - Giacomo Puccini

WALKIRIA (LA)  (Siglinda) - Richard Wagner

WALLY (LA)  (Wally) - Alfredo Catalani

  

Pietro Sandro Beato

 

 

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Commenti: 1
  • #1

    Gerhard Santos (giovedì, 26 gennaio 2012 20:33)

    MOLTO BELLO!!! Thank you my dear friend for sharing this Valuable Biographical information.Thank you also for your Great Collection you have! I love your Rare Collections from the “Golden Age of Opera” .Thank you and More Power, More Blessing ! and Have a Grateful week. *GOD BLESS*