Domenico Viglione Borghese - baritono


Mondovì, Cuneo 3 luglio 1877

Milano 26 ottobre 1957

 

Inizia lo studio del canto a Milano, dove frequentava contemporaneamente la facoltà di veterinaria, in seguito abbandonata per poter dedicarsi completamente all’arte del canto.

Si trasferisce a Pesaro, per frequentare il locale Conservatorio Gioachino Rossini allora diretto dal compositore Pietro Mascagni. Inizia gli studi sotto la guida di L. Leonese.

Il giovane Domenico mette nello studio tanto impegno quanto ne aveva messo fin lì nello studio veterinario, in breve si distingue in modo guadagnarsi la stima e l'ammirazione dei suoi insegnanti.

Il canto era ormai diventato la sua unica attività.

 

Nel dicembre 1899 aggiungendo il cognome della madre (Borghese) a quello del padre, debutta a Lodi, come Domenico Viglione-Borghese nel ruolo dell’Araldo nel Lohengrin di Richard Wagner. Continuerà a prodursi in vari teatri secondari, tra i quali si ricorderà, Il Teatro Brunetti, (ora Duse), di Bologna (Lohengrin), e il Teatro Donizetti di Bergamo (Valentino) nel Faust di Charles Gounod.

Subito dopo il maestro Cesare Dall'Oglio (1849-1906) lo volle al Teatro Balbo di Torino per la sua nuova opera Atal Kar (14 dicembre 1900), della quale egli fece una creazione in ogni senso ammirevole.

 

Nonostante i successi, Viglione-Borghese non era soddisfatto delle condizioni in cui si svolgeva la sua carriera.

Irre­quieto per temperamento, abbandona le tavole del palcoscenico, e nel 1902 emigra a San Francisco negli Stati Uniti, dove eserciterà vari mestieri e attività commerciali.

Sentito casualmente da Enrico Caruso, ne fu indotto a riprendere la carriera teatrale. Con l’aiuto del soprano Luisa Tetrazzini che cercava un baritono per una tournée in Messico e Sud America, nella stagione 1905-1906, riprenderà la carriera interrotta.

Successivamente si esibirà in Sud America con la Compagnia Scognamiglio.

 

Rientra in Italia, dove il 10 gennaio 1907, interpreta il ruolo di Amonasro (Aida) al Teatro Regio di Parma a fianco di Lucia Crestani (Aida) e José Garcia (Radames), seguita da La Wally (Gellner) con gli stessi interpreti principali di Aida.

Sempre al Regio di Parma l’11 febbraio partecipa alla prima locale de L’ Apostata di Antonio Pagura (Oribasio). L’opera fu un fiasco tremendo, tanto che venne interrotta al primo atto per le proteste del pubblico e venne restituito il prezzo del biglietto.

I suoi impegni in Italia si fanno sempre più importanti, Ballo in maschera, Fedora, Tosca e Carmen a Trieste; Thaïs e Siberia al Comunale di Ferrara; Aida e Rigoletto al Petruzzelli di Bari; Il Trovatore al Verdi di Padova.

Si produrrà inoltre in vari teatri spagnoli e argentini con ruoli come Rigoletto, Jago, Barnaba, Tonio, Scarpia, ecc.

Il 15 gennaio 1910 partecipa al Costanzi di Roma all’insuccesso della prima assoluta di Maja di Ruggero Leoncavallo (Torias) con Rinaldo Grassi e Emma Carelli nel ruolo del titolo, con la direzione di Pietro Mascagni.

Nel massimo teatro romano, Viglione-Borghese, avrà l’occasione di farsi ascoltare, tra l’altro, anche in, Tristano e Isotta (Kurwenal), con Felicia Kaschowska (Isotta) e Charles Rousselière (Tristano); La bohème (Marcello) con Rinaldo Grassi (Rodolfo) e Rina Giachetti (Mimì); Andrea Chénier (Gérard) con Amedeo Bassi (Chénier) e Rina Giachetti (Maddalena); Aida (Amonasro), con Celestina Boninsegna (Aida) e Augusto Scampini (Radames); Lohengrin (Telramondo) con Maria Farneti (Elsa) e Ignazio Dygas (Lohengrin); Paolo e Francesca di Luigi Mancinelli (Gianciotto) con Salomea Krusceniski (Francesca) e José Palet (Paolo); Fanciulla del West con Ernestina Poli-Randaccio, Giovanni Martinelli e la direzione di Vittorio Gui.

Il 13 marzo 1910 debutta al Teatro alla Scala di Milano in L’ Africana di Giacomo Meyerbeer (Nelusko) con Ester Mazzoleni e Nazzareno de Angelis,  seguirà il 28 marzo l’opera Rhea di Spiro Samara (1861-1917) (Guarca) con Ada Giachetti nel ruolo del titolo e Giuseppe Krismer (Lysia). Mentre nella stagione 1913- 1914 sarà Manfredo in L’amore dei tre re” di Montemezzi a fianco di Claudia Muzio e Tristano nel Tristano e Isotta di Richard Wagner.

Ancora a fianco di Claudia Muzio e con Giulio Crimi interpreta Il barone Scarpia in una Tosca al Teatro Dal Verme di Milano con la direzione di Arturo Toscanini (ottobre 1916).

Nel 1910-11, è alla Fenice di Venezia con Rigoletto e Ernani (Don  Carlo), e poi al Teatro Grande di Brescia, dove per la prima volta canta nella Fanciulla del West, l'opera che maggiormente contribuì alla sua celebrità e con la quale si esibì in numerosissimi teatri, fra i quali, il San Carlo di Napoli, l'Opéra di Parigi (1912 a fianco di Enrico Caruso), il Liceo di Barcellona (1915), il Regio di Torino (1924), la Scala (1930 con Gilda Dalla Rizza e Georges Thill), Regio di Parma (gennaio 1938 con Iva Pacetti).

 

Nel 1912 sposa Claudia Nappi, figlia del critico musicale del quotidiano milanese La Perseveranza.

 

Il 6 febbraio 1913 al Carlo Felice di Genova crea il ruolo di Rafaele, nella prima italiana da I gioielli della Madonna di Ermanno Wolf-Ferrari con Icilio Calleja (Gennaro) e Ebe Boccolini Zacconi (Maliella). L’opera non sarà più riproposta in Italia fino al 1953 (Roma Teatro dell’Opera) a causa dell’opposizione delle autorità ecclesiastiche che ne proibirono l’esecuzione.

Nell’estate del 1914 canta all’Arena di Verona quale Escamillo in Carmen con Maria Gay Zenatello nel ruolo del titolo.

Il 27 maggio 1918 al Teatro Argentina di Roma prende parte alla prima assoluta di La sposa di Corinto di Pietro Canonica (1869-1959) (Eurigio) con Elena Rakowska e Edward Johnson e con la direzione di Tullio Serafin.

 

Nel 1919 partecipa ad una tournée in Argentina (Buenos Aires, Teatro Colón) e Uruguay (Montevideo, Teatro Solìs), dove a fianco di Claudia Muzio e in alcune opere anche di Beniamino Gigli canta in La Bohème (Marcello), Loreley (Hermann), Aida (Amonasro), Tosca (Scarpia), Madame Sans-Gêne di Umberto Giordano (Napoleone).

 

Nello stesso anno torna al Teatro Regio di Parma come Amonasro a fianco di Ismaele Voltolini (Radames).

 

Negli anni 1923-26 lo troviamo, tra l’altro,  al Teatro Regio di Torino in, Tosca (Scarpia) con Florica Cristoforeanu e Nino Piccaluga (maggio 1923); Il gallo d’oro di Rimskij-Korsakov (zar Dodon, febbraio 1925); Rigoletto con Ada Sari e Dino Borgioli (gennaio 1925); Falstaff (ruolo del titolo) con Mercedes Llopart (febbraio 1926); La cena delle beffe di Umberto Giordano (Neri Chiaramantesi) con Carmen Melis e Franco Lo Giudice (gennaio 1926); Parsifal (Amfortas) con Luis Canalda (Parsifal), Giulio Cirino (Gurnemanz) e Maria Llacer (Kundry), direttore Gino Marinuzzi (marzo 1926).

 

Tra il 1931 e il 1936 interrompe ancora una volta la carriera teatrale per dedicarsi alla gestione di un’azienda agricola, che purtroppo andrà fallita.

 

Ritorna sporadicamente alle scene, Milano Teatro Lirico, La fanciulla del West (1935); Bologna  Teatro del Corso, La fanciulla del West (1937); Brescia  Teatro Grande, La Fanciulla del West (1939). Fino a quando nel 1940 darà il definitivo addio con il suo ruolo “principe” Jack Rance nella Fanciulla del West al Teatro dell’Opera di Roma a fianco di Franca Somigli e Giuseppe Lugo.

 

Tra il 1941 e il 1951 si dedicò all’attività cinematografica, prestando la sua abilità di attore caratterista a una ventina di pellicole, tra cui ricorderemo le più significative:

 

L'amore canta (regia di Ferdinando Maria Poggioli - con Maria Denis e Massimo Serato) - 1941

Piccolo mondo antico (regia di Mario Soldati - con Alida Valli e Massimo Serato) - 1941

Il figlio del corsaro rosso (regia di Marco Elter) - 1943

L'amico delle donne (regia di Ferdinando Maria Poggioli - con Miria di San Servolo e Claudio Gora) - 1943

Giacomo l'idealista (regia di Alberto Lattuada - con Marina Berti, Massimo Serato e Andrea Checchi) - 1943

Il ventesimo duca (regia di Lucio De Caro) - 1945

L'abito nero da sposa (regia di Luigi Zampa - con Fosco Giachetti) - 1945

Romanzo a passo di danza (regia di Giancarlo Cappelli e Salvio Valenti) - 1946

Il mulino del Po (regia di Alberto Lattuada - con Carla Del Poggio e Jacques Sernas) - 1949

Ho sognato il paradiso (regia di Giorgio Pàstina) - 1949

Il cielo sulla palude (regia di Augusto Genina - con Ines Orsini) - 1949

Il diavolo in convento 1951 (regia di Nunzio Malasomma) - 1951

 

Voce di notevole volume, estesa, omogenea in ogni registro, fu una tra le voci più importanti della sua epoca.

 

Di lui il tenore Giacomo Lauri Volpi scrive nel suo famoso “Voci parallele” (Garzanti editore 1960):

“Viglione Borghese è rimasto l’unico, inimitabile “sceriffo” de La fanciulla del West, cantando “Minnie dalla mia casa io son partito”, inondava lo spazio d’un tale uragano di suono, da fare epoca. Non ha trovato, finora, riscontro né confronto. Il bieco poliziotto, in quella voce di immane consistenza, plasmava l’espressione della passione carnale e della violenza ferina. La consumata abilità del cantore manovrava la cateratta di suono come un ingegnere muove un ciclopico apparecchio di sua invenzione. E l’effetto non poteva mancare.”

 

Mentre Eugenio Gara nel necrologio scritto nella circostanza della sua morte, nella rivista “L’Europeo” dell’ottobre 1957, ebbe a dire:

“Una voce sonora, gagliarda, “cattiva”, adatta soprattutto ad esprimer l’odio, il furore, la sete di vendetta, tutto ciò che è scritto nelle sacre tavole della religione dei baritoni. Ma fu anche attore gagliardo e pittoresco, un dicitore di rara scioltezza d’accento. Jago, Barnaba, Amonasro sono ancora vivi, nel ricordo di molti, attraverso quel suono e quella parola”.

 

Lascia una buona testimonianza discografica raccolta dalle case discografiche Fonotipia e Polydor.

 

Muore in una clinica a Milano il 26 ottobre del 1957.


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Commenti: 1
  • #1

    Bart Hollins (sabato, 21 gennaio 2017 22:45)


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