Tenore Luca Botta - cronache

 

Cronache tratte dalla  RIVISTA TEATRALE MELODRAMMATICA

numero 2508-09  -  del 13-20 ottobre 1913

 

Il tenore LUCA BOTTA nei brillantissimi recenti successi nell’Isabeau al Sociale di Mantova, nell’Ero e Leandro la Liceo di Barcellona, nella Butterfly al Chiarella di Torino e nella Loreley al Comunale di Carpi.

 

Con lo studio indefesso, prima di tutto, e con i costanti continui trionfi, su scene di primaria importanza, il giovane tenore - che oltre alla voce calda, toccante, bella, estesa, piena e voluminosissima, ha anche forte temperamento artistico - In brevissimo tempo è riuscito a porsi nell’esiguo numero dei cantanti di valore contesi dall’imprese dei grandi teatri.

Dopo il brillante successo riportato nell’ Isabeau al Sociale di Mantova, ove - nella sua serata specialmente - ebbe feste indimenticabili, Luca Botta fu prescelto dal maestro Luigi Mancinelli per l’interpretazione dell’Ero e Leandro al Liceo di Barcellona. E non ebbe a pentirsi, l’illustre musicista, della fiducia riposta nel Botta, poiché l’impressione che l’intelligente tenore produsse nel difficile pubblico catalano, fu veramente entusiastica. Per dimostrare al valente artista la sua piena soddisfazione e la sua viva ammirazione, il celebre direttore d’orchestra gli regalò una copia dello spartito con la lusinghiera dedica: al giovane e bravo artista Luca Botta ricordo di Luigi Mancinelli

Dalla capitale della catalogna, il Botta passò al Chiarella di Torino e anche in quel teatro, nellaButterfly, gli arrise il trionfo.

E accoglienze festosissime ebbe pure nella Loreley  al Comunale di Carpi. Della potente e passionale opera del compianto Catalani, il Botta, che com’afferma il Panaro, fu il trionfatore della serata, diede un’interpretazione stupenda e vocalmente e scenicamente.

Scritturato a eccellenti condizioni, dalla Wester Metropolitan Opera Company, per la tournée negli Stati Uniti, il Botta esordì, come apprendiamo dai dispacci inviatoci, in questi giorni, nella Tosca, superando la grande attesa. Lo squisitissimo cantante, che diede un magnifico rilievo alla parte diCavaradossi, ebbe acclamazioni calorose e unanimi in tutta l’opera e dovette, stante l’insistenza degli spettatori, concedere la replica dell’aria: O dolci baci, accentuata deliziosamente.

Di Luca Botta, che s’avvia, meritatamente, a gloriosa meta e che in febbraio ammireremo alla Scala, pubblichiamo un recentissimo ritratto con i giudizi a lui dedicati dai giornali mantovani ed emiliani, concordi tutti, nel decantare le rare doti, con le quali egli saprà, indubbiamente, riportare degna vittoria, anche sulle scene del nostro massimo teatro.

 

ISABEAU - Serata d’onore al Teatro Sociale di Mantova

 

CITTADINO:-     Un magnifico teatro ieri sera alla recita dell’Isabeau, data in serata d’onore del tenore Botta, che tanto ha contribuito al successo di questo spartito, dove la parte affidata al tenore richiede eccellenza di voce e sicurezza di interpretazione; due doti che ben difficilmente si trovano riunite così pienamente come nel Botta. L’applauso caloroso col quale fu salutato al primo suo apparire sulla scena (segno della simpatia generale conquistatasi in questa stagione) si rinnovò ancora più accentuato all’aria del sogno, a quella del falco nel primo atto, dopo l’imprecazione del secondo, dopo il finale del terzo, senza dire degli applausi e delle chiamate ad ogni calar del sipario. Dopo l’opera il Botta cantò con voce fresca e vigorosa la Siciliana della Cavalleria. Il pubblico ne chiese ed ottenne il bis. Gli furono regalati oggetti di valore dalla Direzione teatrale, dal comm. Ravà, dall’impresa, dal signor Bracchi e da diversi amici.

 

PROVINCIA DI MANTOVA:-     Con la ripresa dell’Isabeau ebbe luogo ieri sera lo spettacolo in onore del tenore Botta che interpreta la parte di Folco con pregevoli mezzi vocali e con bella intelligenza scenica. Malgrado la rappresentazione fosse fuori abbonamento, la sala del Sociale era gremita di un pubblico elegantissimo. Il seratante fu fatto segno a feste assai calorose, ebbe applausi e reiterate evocazioni ad ogni atto, a scena aperta ed a calar di sipario. Dopo l’opera cantò molto applaudito, la Siciliana.

 

 

LORELEY al Teatro Comunale di  Carpi:

 

LUCE:-     Il tenore Botta si ebbe i primi applausi del pubblico meritatissimi dal giovane impetuoso artista che si può dire non faccia risparmio della voce potente, che non conosce confini e difficoltà di passaggi tra le note estreme.

Nell’ultimo atto, e spiccatamente nel delirio davanti alla croce e poi nel duetto con Loreley, il Botta seppe felicissimamente usare dei suoi mezzi vocali, colorandoli secondo le situazioni drammatiche.

Nel primo atto i primi applausi toccano al tenore dopo il brano Solinga vergine, che canta a voce spiegata salendo agli acuti con una sorprendente facilità. Un caldo applauso accoglie il duetto fra tenore e baritono.

Il pubblico scatta e vivamente applaude il Botta e la Zanatta dopo il duetto.

Alla fine dell’atto vengono chiamati alla ribalta artisti e maestro per ben due volte.

Nel terzo atto… Il tenore Botta canta magistralmente davanti alla croce ed è applaudito… Infine il duetto finale domina il pubblico e assicura il pieno successo. Anche i più riservati applaudono entusiasticamente nella Zanatta ed il tenore Botta, che a tela calata, sono chiamati al proscenio.

 

AZIONE LIBERALE:-      Fra gli artisti del canto quello che ha conquistato subito il pubblico, riscuotendo gli applausi più calorosi e fervorosi è stato il tenore Botta. Diciamolo subito: il Botta ha un difetto: d’aver troppa voce e di non saper sempre spenderla con quel senso di proprietà e di misura, che dovrebbe essere il sesto senso di ogni artista di canto. Ma ha un difetto… di giovinezza. Difetto di troppo ardore, di troppa passione. Il Botta si lascia trasportare e travolgere dall’onda del proprio canto, smarrendo in esso quella lucida e severa padronanza si sé stesso, che ogni artista deve saper mantenere, e che è la chiave di volta d’ogni vero e compiuto successo teatrale.

 

Ma il Botta, che è innamoratissimo della propria arte, saprà riparare a questo suo unico - felice!... - difetto. Ce ne dà affidamento la sua bella volontà di studio. Come i suoi ricchi e numerosi mezzi vocali ci danno affidamento che egli saprà sempre più vittoriosamente affermare ed imporre il proprio valore artistico. E noi gli facciamo i nostri più fervidi auguri.

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