Giulio Crimi - tenore


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Paternò, Catania 10 maggio 1885

Roma 29 ottobre 1939

 

Ultimo di otto figli di Antonino (avvocato e poi commissario di Pubblica Sicurezza) e Francesca Parisi di nobile famiglia.

Quando Giulio a nove anni rimane orfano del padre, si trasferisce con sua madre, dalla sorella maggiore che abitava a Catania con la famiglia.

In questa città viene avviato agli studi presso il Liceo "Mario Cutelli". In seguito si iscriverà alla facoltà di legge della locale Università.

Dotato come due dei suoi fratelli (Francesco, baritono e Attilio, tenore), di una bella voce, inizierà a cantare alle funzioni religiose e ai matrimoni. Quando iniziò a capire che quella “voce”, probabilmente poteva dargli da vivere, sempre a Catania, iniziò a studiare seriamente e con profitto il canto, presso il maestro Matteo Adernò. Le lezioni durarono alcuni anni. Il bisogno di ulteriore perfezionamento, convinse Giulio di trasferirsi a Milano, dove iniziò a studiare con il maestro Gallignani e in seguito a Trieste con il celebre tenore Alfonso Garulli.

 

L'11 giugno del 1911 sposa a Messina Gabriella Migliardo.

 

Il suo debutto avviene  il 30 novembre 1911 al Teatro Bellini di Catania in Cavalleria rusticana in una serata promossa dal Circolo Artistico catanese a favore della Croce Rossa Italiana pro feriti della guerra di Libia.  All’inizio dell’anno successivo canta il ruolo di Giuseppe Hagenbach in La Wally di Alfredo Catalani a fianco di Maria Farneti (Wally) e Giuseppe Bellantoni (Gellner) al Teatro Sociale di Treviso.

 

Inizia qui la sua luminosa carriera.

 

Nel febbraio, marzo del 1913, prescelto dallo stesso maestro Puccini,  canta in La fanciulla del West e Manon Lescaut, prima al Filarmonico di Verona, e in seguito al Massimo di Palermo e al Teatro Verdi di Firenze.

Poi al Dal Verme di Milano, sarà Folco in Isabeau di Pietro Mascagni (Novembre 1913, sedici recite) e Don José in Carmen (ottobre 1914, tredici).

Il 22 novembre 1913 sarà Avito in L'amore dei tre re di Italo Montemezzi al Comunale di Bologna, che riprenderà anche al Carlo Felice di Genova (26 febbraio 1914) e nello stesso anno al Teatro dei Champs-Elysées di Parigi e il  27 maggio al Covent Garden di Londra con Marie-Louise Edvina nel ruolo di Fiora. 

Nel gennaio del 1914 interpreta il ruolo di Enzo Grimaldo in La Gioconda di Amilcare Ponchielli con Ester Mazzoleni, Gabriella Besanzoni e Riccardo Stracciari, direttore Ettore Panizza. In questo stesso teatro Il 19 febbraio dello stesso anno, da voce per la prima volta a Paolo il Bello nella prima assoluta di Francesca da Rimini di Riccardo Zandonai con Linda Cannetti (Francesca) e Francesco Cigada (Giovanni) ancora con la direzione di Ettore Panizza, il 25 marzo, sempre al Teatro Regio, nel ruolo di Michel Sergio Ogorew, partecipa ad un'altra prima assoluta, Finlandia di Elmerico Fracassi, con Maria Llacer Casali (Finnica)  e Gabriella Besanzoni (Marka Judén), ancora con la direzione di Ettore Panizza.

Nell' inverno del 1914 lo troviamo a Madrid dove colse grandi successi in Cavalleria rusticana, Mefistofele, Paolo e Francesca di Luigi Mancinelli e L'amore dei tre re.

Nell'ottobre/novembre del 1915 partecipa a undici recite di "Tosca" al Teatro Dal Verme di Milano sotto la guida di Arturo Toscanini, con Claudia Muzio nel ruolo della protagonista e Domenico Viglione-Borghese quale Barone Scarpia, ottenendo grande successo di pubblico e ottime critiche, che indubbiamente gli aprirono le porte del massimo teatro italiano: La Scala di Milano.

Vi debutta il 19 gennaio del 1916 come Arrigo in La battaglia di Legnano di Verdi con Rosa Raisa (Lida) e Giuseppe Danise (Rolando), direttore Gino Marinuzzi. Nello stesso periodo parteciperà anche ad alcune recite di Aida (Radames), alternandosi nel ruolo con Alessandro Dolci e Gennaro De Tura.

Ancora a fianco di Rosa Raisa, il 28 maggio 1916, debutta al Teatro Colón di Buenos Aires, ancora come Arrigo in La battaglia di Legnano con Giacomo Rimini quale Rolando. Seguiranno Aida con Rosa Raisa ed Elvira Casazza, Andrea Chénier, Pagliacci con Titta Ruffo e Ninon Vallin, Huemac di Pascual De Rogatis (Ruolo del titolo) con Gilda dalla Rizza (Xiutzal) e Francesco Merli (Ixicohuatl). Sarà inoltre a Tucumán (qui con i complessi artistici dello stesso teatro Colón) e a San Paolo del Brasile.  Ritornerà al Teatro Colón nel 1921 con La Bohème, Tosca e La forza del destino con Claudia Muzio e in Lucia di Lammermoor con Maria Barrientos, e poi nel 1924 ancora in Forza del destino, Aida e Loreley sempre con Claudia Muzio.

Nel novembre del 1916 troviamo Crimi nel cartellone dell'Auditorium di Chicago (Aida, Chénier, Cavalleria, Traviata, Francesca da Rimini e Ugonotti). Nel 1917 partecipa alla “prima” statunitense di Isabeau di Pietro Mascagni a fianco di Rosa Raisa e Giacomo Rimini e con la direzione di Cleofonte Campanini. Da registrare che  Francesca da Rimini, come Isabeau non incontrarono il favore del pubblico.

 

Il 13 novembre 1918 avviene il suo debutto al Metropolitan di New York: Radames in Aida a fianco di Claudia Muzio e Louise Homer. Tra il 1918 e il 1924 Giulio Crimi si produrrà in sedici produzioni, partecipando a novantaquattro recite di Aida, Tosca, Carmen, Bohème, alla “prima assoluta” di Il Tabarro (Michele) con Claudia Muzio e Luigi Montesanto e Gianni Schicchi (Rinuccio) con Giuseppe De Luca nel ruolo del titolo (14 dicembre 1918), Manon Lescaut, Il trovatore, Lucia di Lammermoor, Zazà, Cavalleria Rusticana, Pagliacci, Madama Butterfly, Andrea Chénier, L'amore dei tre re, Don Carlo.

All'inizio degli anni Venti lo troviamo al teatro Costanzi di Roma in "L'Africana" di Meyerbeer.

Nella stagione 1923/24 ritorna a far parte della Chicago Opera Company affiancato come sempre da Claudia Muzio.

 

Giulio Crimi, per merito di una voce piena e bella che emetteva un canto caldo luminoso e comunicativo, ha ottenuto un posto rilevante nel mondo lirico. Non va dimenticato che è apparso in diverse stagioni del Metropolitan ottenendo significativi successi, al tempo in cui regnava Enrico Caruso.

 

Nel suo “Voci parallele” (Garzanti 1960, pagina 166) il tenore Giacomo Lauri-Volpi, così descrive il grande tenore siciliano.

 

“... Giulio Crimi, voce pregna di tutti gli aromi della sua Isola, rimase varie stagioni al Metropolitan, in adorazione dell'astro maggiore, finché lasciò questo teatro l'anno successivo alla morte di Caruso, e passò in Italia per cantare alla Scala "Carmen", e altrove "Africana" e "Aida". La voce di Crimi suggerisce l'immagine di una leggiadra fanciulla, che, ignara della propria bellezza, si assume a modello la figura muliebre che più ha colpito la sua fantasia e a somiglianza di quella si acconcia, si abbiglia, e ne imita i gesti, il portamento, l'accento, dimentica di se e della propria personalità... ”

 

Nel 1927, per motivi di salute (un'emorragia, provocata da ipertensione, all'occhio sinistro), Giulio Crimi sarà costretto ad abbandonare le scene, la sua ultima esibizione avverrà al Teatro Carlo Felice di Genova con Francesca da Rimini con la direzione dell'autore (31 dicembre.)

Dopo il ritiro si dedica all'insegnamento, tra i suoi allievi il baritono Tito Gobbi.

Il grande baritono veneto lascerà un’importante testimonianza sul suo maestro, riportata  nella presentazione del disco dedicato a Giulio Crimi dalla casa discografica Tima Club, Roma 1977.

 

“... Ho incontrato Giulio Crimi nel 1931, nella sua bella villa a Roma in via Michele Mercati. Quel primo Maggio è stato certamente uno dei giorni più importanti e decisivi della mia vita. Giovane provinciale, tutto tirato a lustro per l'occasione e molto timido, fui conquistato dalla straordinaria vivacità degli occhi, dal sorriso e da tutta la personalità di questo Artista che sarebbe stato il mio primo e vero Maestro di canto.

Quel giorno ha fatto scendere da un albero di frutta una ragazza, amica della figlia, perché mi accompagnasse al pianoforte. E così conobbi mia moglie. Ho studiato con Lui tutti i giorni per cinque anni. Mi faceva a volte piangere con la sua infiammata severità e commuovere per la generosità e l'affetto paterno. Mi prese ospite a casa sua, con i suoi figli in momenti per me finanziariamente difficili, e mi chiedeva sempre notizie della mia famiglia lontana.

Mi spinse a tentare il concorso di Vienna, che vinsi, e, più tardi, condusse personalmente le trattative del mio primo contratto per il film «I condottieri». Assistette al mio primo debutto in «Traviata», invitandovi il Maestro Serafini, e così fece audizione al teatro dell'Opera di Roma nel 1937. Mi tenne sotto la sua grande ala con l'affetto di un padre e la severità di un vero Maestro.

La sua voce autenticamente carusiana, la ricchezza, la dolcezza e la forza della sua espressione, unite alla profondità della interpretazione, sono state la essenza di questo appassionato insegnamento.

Potrei parlare di Lui e della sua grandezza d'animo, della profonda umanità, dei suoi scatti, delle impennate e dei mutamenti, tutti siciliani, per un tempo infinito, senza riuscire a dare la esatta misura dell'Uomo e del Maestro e senza soprattutto riuscire ad esprimere la grande stima e devozione e gratitudine, che io porto radicate in cuore, alla sua memoria.

Giulio Crimi è stato una splendente meteora, che ha attraversato troppo rapidamente il cielo della notorietà e del successo. In soli quindici anni ha cantato in tutti i più importanti teatri del mondo con i più famosi ed illustri Maestri e Colleghi, amato e stimato per le sue qualità artistiche ed umane.”

 

Giulio Crimi lascia una discreta testimonianza discografica formata da una cinquantina di facciate a 78 giri di arie d’opera, più alcune facciate di canzoni e romanze da camera, il tutto inciso negli Stati Uniti per la casa discografica “Vocalion” tra il 1918 e il 1924.

 

 

 Pietro Sandro Beato

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