Icilio Calleja - Tenore

Icilio Calleja - tenore

Isola di Corfù (Grecia) 26 giugno 1882

Alessandria d'Egitto 18 novembre 1941

 

Icilio Calleja nasce nell’isola di Corfù, in Grecia il 26 giugno 1882.

Varie controversie sono apparse in molti lessici riguardo alla nazionalità di Calleja, tanto da leggerne l’una diversa dall'altra, in numerose pubblicazioni che riguardano il tenore.

Ora è stato appurato, che il nonno di Calleja era nato nell’isola di Malta e, che in seguito decise di emigrare ad Alessandria d’Egitto con la moglie e i figli.

Quando nel 1882 gli inglesi attaccarono Alessandria, suo figlio Giovanni prese la decisione di trasferirsi nell'isola di Corfù in Grecia con la giovane moglie in cinta di Icilio.

Dopo la nascita, Icilio fu battezzato con i nomi di Antonio, Federico, Icilio Calleja.

 

Cessato il pericolo inglese, Giovanni ritorna ad Alessandria con la famiglia.

Qui Icilio dai diciotto anni in poi, muove i primi passi della sua futura carriera, cantando in una commedia musicale.

Tuttavia suo padre pretendeva, che il ragazzo avesse in primo luogo una buona istruzione.

Lo iscrisse quindi all'Università della Sorbona a Parigi, dove dopo quattro anni di studi, pur non abbandonando la sua vera "passione" intraprendendo contemporaneamente agli impegni universitari lo studio del canto, Icilio si laureò in giurisprudenza.

 

Al suo ritorno ad Alessandria, riprende a studiare con il maestro Luigi Calise.

Il 15 gennaio 1904, preparato dal Calise, canta in concerto due arie dal Il Re di Lahore di J. Massenet e il Prologo da Pagliacci di R. Leoncavallo nella “corda” di baritono.  

Seguono poi altri concerti, dai quali ricava un ottimo successo. Incoraggiato e, con il consenso del padre, parte per l’Italia, dove a Milano si perfeziona con il maestro Marco Foa, che lo predispone per passare alla tonalità tenorile e lo prepara vocalmente ad affrontare il ruolo di Canio in Pagliacci.

 

Il 2 giugno 1906, Icilio Calleja debutta ufficialmente il ruolo di Canio al Teatro Verdi di Firenze, a fianco di Emma Carelli nel ruolo di Nedda e con la direzione del compositore.

Dopo aver affrontato, pensiamo con timore, un provino con il maestro Arturo Toscanini e l’impresario Giulio Gatti-Casazza, guadagnò un contratto, che lo porterà a cantare a soli venticinque anni, nell'allora più famoso teatro mondiale, La Scala di Milano.

 

Vi debutta il 3 marzo 1907 come Giuseppe Hagenbach in La Wally di Alfredo Catalani a fianco di Eugenia Burzio (Wally), Pasquale Amato (Vincenzo Gellner) e Nazzareno De Angelis (Stromminger) con la direzione di Arturo Toscanini. (Articolo)

Il 22 settembre è Radamès in Aida al Teatro Sociale di Mirandola in provincia di Modena. Poi in dicembre sarà Sansone in Sansone e Dalila di Saint-Saëns al Teatro Comunale di Ferrara e, il 30 gennaio 1908, Vassili in Siberia di Umberto Giordano, con Lina Fochesato (Stephana) e Domenico Viglione-Borghese (Gleby).

 

Il 19 marzo 1908 torna sul palcoscenico della Scala per sostituire all'ultimo momento, il tenore polacco Ignazio Dygas, nel ruolo di Don Alvaro in La forza del destino di G. Verdi, riportando questa volta un risultato disastroso, che lo terrà lontano dal massimo teatro milanese per alcuni anni.

 

Il primo maggio è al Teatro Massimo di Palermo in Un ballo in maschera di G. Verdi con Carlo Galeffi (Renato) e la siracusana Emma Druetti nel ruolo di Amelia. L’11 agosto è Radamès al Teatro La Fenice di Senigallia in provincia di Ancona, affiancato da Celestina Boninsegna quale Aida.

 

Il 25 febbraio 1909 canta in Aida al Teatro Khedivial del Cairo a fianco di Eugenia Burzio (Aida), dove fu accolto con grande entusiasmo, in quello che era il suo paese di adozione.

 

Il 30 novembre al Teatro Goldoni di Livorno, canta il ruolo di Feodor nella prima assoluta della nuova opera di Romano Romani Zulma, suoi principali compagni di palcoscenico erano, Eugenia Burzio (Zulma), Edoardo Faticanti (Vladimir), Oreste Carozzi (Nikita), Margherita Lucherini (Xenia), direttore il compositore, in sostituzione dell’annunciato Antonio Guarnieri.

 

Tra il 1910 e il 1911 Icilio Calleja, canta in due nuovi ruoli, Walter in Loreley di A. Catalani al Verdi di Firenze e, al Carlo Felice di Genova,  Federico in Germania di A. Franchetti. Appare anche a Modena in Sansone e Dalila con la direzione di Antonio Guarnieri, che riprenderà anche al Teatro Ponchielli di Cremona nel 1912.

Oltre a quelli già citati, in questi suoi primi anni di carriera Icilio Calleja si presenta in molti tra i più importanti teatri d’opera italiani.

 

Nel 1912 firma un contratto con la “Chicago Grand Opera Company”, che lo impegna per cantare in, I Pagliacci e in I Gioielli della Madonna di E. Wolf-Ferrari, a Chicago e Aida a New York. Fu sentito anche a Philadelphia, Baltimora e Cincinnati. 

 

 

Verosimilmente l’anno più importante della sua carriera è il 1913, che inizia con la sua partecipazione al Teatro Margherita di Cagliari alla messa in scena delle opere, Sansone e Dalila (Sansone) e Zulma (Feodor) ruolo che interpretò in prima assoluta nel 1909 al Teatro Goldoni di Livorno 

Il 6 novembre 1913 in occasione della Stagione Straordinaria Verdiana, Icilio ha la possibilità di ritornare al Teatro alla Scala, nel ruolo del “Moro” in Otello di G. Verdi, che alla Scala mancava da quando il tenore Francesco Tamagno lo creò, ossia più di venticinque anni prima nel 1887.

Fu una commissione presieduta da Arrigo Boito e Tullio Serafin, a indicare al teatro Icilio Calleja come interprete del ruolo di Otello. Dopo le tre recite in programma che ottennero un clamoroso successo, ci furono durante la stagione, ancora tredici recite straordinarie dell’opera, in alcune delle quali Claudia Muzio sostituì il soprano titolare del ruolo di Desdemona, Linda Canneti, mentre nel ruolo di Iago si alternavano i baritoni Mario Sammarco ed Enrico Nani, direttore Tullio Serafin.

Anche nell'anno successivo Icilio è presente alla Scala, cantando il ruolo di Hanno, nella prima assoluta dell’opera di Antonio Smareglia  Abisso, a fianco di Claudia Muzio (Mariela), Emilio Bione (Vito Krainach), Berardo Berardi (Anselmo) ed Ernestina Poli-Randaccio (Gisca), direttore Tullio Serafin.

 

 

Dal 15 ottobre 1914 canta in sei recite di Otello al Teatro Regio di Parma, con Giuseppina Baldassarre-Tedeschi (Desdemona) e Luigi Montesanto (Iago), direttore Giuseppe Podestà.

Lascia l’Italia per recarsi in Spagna, dove al Teatro Real di Madrid, canta in Otello, con Cecilia Gagliardi (Desdemona) e Luigi Montesanto ormai supremo interprete del ruolo di Iago.

Le richieste si fanno pressanti e, da questo momento in poi Icilio Calleja indosserà spessissimo i panni del “Moro di Venezia”.  

Indico di seguito un elenco dei principali teatri dove Calleja si è esibito come Otello - Brescia Teatro Grande (Carnevale 1915); Liceu di Barcellona; Teatro dell’Opera di Roma (aprile 1916), con Giuseppina Baldassarre-Tedeschi (Desdemona) e Luigi Montesanto (Iago), direttore Edoardo Vitale; Teatro di San Carlo a Napoli, (gennaio 1916), con Linda Cannetti (Desdemona) e Giacomo Rimini (Iago), direttore Guido Farinelli; Teatro Bellini di Catania; Royal Opera House della Valletta a Malta.

Appare per l’ultima volta al Teatro alla Scala nella stagione 1916-17, quando la sera del 26 dicembre 1916, canta in cinque recite di Fernando Cortez di Gaspare Spontini, (Ruolo del titolo), con Ester Mazzoleni (Amazily), Giuseppe Danise (Telasco) e Teofilo Dentale (Montezuma), direttore Ettore Panizza.

 

Nel 1917 Icilio Calleja passa per un breve periodo alla tonalità di baritono.

Debutta in questa “corda” il 16 ottobre 1917 come Gérard in Andrea Chénier al Teatro Costanzi di Roma, a fianco di Amina Albani (Maddalena), direttore Teofilo De Angelis e, in seguito a Brescia, Tonio in Pagliacci di Leoncavallo. Saranno questi gli unici due ruoli, che canterà nella tonalità baritonale.

 

Tra il 1920 e il 1925 appare a Torino Politeama Chiarella; Reggio Emilia Teatro Municipale; Firenze Politeama; Bergamo Teatro Donizetti;  Trieste Teatro Verdi;  Napoli Teatro di San Carlo; Bologna Teatro Comunale, nella sua vocalità originaria di tenore, con La Walkiria (Sigmondo), Tristano e Isotta (Tristano) e Sigfrido (Ruolo del titolo), spettacoli questi, saltuariamente intervallati da esecuzioni di Sansone e Dalila, Otello e La Wally

Dopo il 1925, i suoi impegni sono molto meno frequenti, fino a quando il 25 dicembre 1928, al Teatro Regio di Parma cantando in cinque recite di Sigfrido, diretto da Franco Ghione, chiude la sua vita artistica.

Si ritira ad Alessandria (Egitto) dove trascorre gli ultimi anni con la famiglia.

Il 18 novembre 1941, la morte lo coglie nel sonno.

 

©  Pietro Sandro Beato 2018