Pasquale Amato - baritono

Pasquale Amato - Baritono

Nato a Napoli il 21 marzo 1878

Morto a Long Island, New York  (U.S.A.) il 12 agosto 1942

 

 

Studia canto presso il Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli.

Debutta nel 1900 in La traviata (Germont), al Teatro Bellini di Napoli.

Nei primi anni frequenta molti teatri della provincia italiana, Siracusa, Lanciano, Bari, Lecce, Messina, Fiume, Brescia, ma anche Palermo, Genova, Catania e Venezia, dove alla Fenice nel 1905 canta in: Germania di Alberto Franchetti, La traviata (con Gemma Bellincioni) e Otello. A Palermo nel 1904 canta in La Gioconda con Eugenia Burzio, Lucia di Lammermoor con Maria Barrientos, Il Barbiere di Siviglia e Linda di Chamounix di G. Donizetti con Maria Barrientos, TannhäuserLorenza di Mascheroni con Emma Carelli e Francisco Viñas, Cavalleria rusticana con Eugenia Burzio e Pagliacci.

Nel 1906 canta a Trieste in Tosca, a fianco della creatrice del personaggio, Hariclea Darclée.

 

Debutta a Milano nel 1902, al Teatro Dal Verme, Gérard in Andrea Chénier, con il creatore del ruolo del titolo, Giuseppe Borgatti.

Nel 1907, debutta alla Scala in La Gioconda (Barnaba) con Eugenia Burzio e Giovanni Zenatello. Canta in seguito in Tristano e Isotta (Kurwenal) con Giuseppe Borgatti e Salomea Krusceniski, La Wally con Eugenia Burzio, e nella prima assoluta di Gloria di Francesco Cilea. Canta poi in Tosca (Scarpia), Cristoforo Colombo di Alberto Franchetti, La forza del destino e nella prima italiana di Pelléas et Mélisande con il tenore Fiorello Giraud, sempre diretto da Arturo Toscanini.

 

Il 18 ottobre 1904 debutta al Covent Garden di Londra in Aida (Amonasro) con Francisco Viñas e Celestina Boninsegna.

 

Nel 1906, 1907 e 1912 canta in sud America. 

 

Debutta la Metropolitan di New York il 20 novembre del 1908 con La traviata a fianco di Enrico Caruso e Marcella Sembrich. Canta al Metropolitan per dodici stagioni dal 1908 al 1921 in trentacinque opere e 424 recite. Partecipa sette volte alla serata inaugurale del Metropolitan assieme a Enrico Caruso. Canta la sua ultima opera al Metropolitan il 22 aprile 1921 interpretando Marcello in La bohème con Lucrezia Bori nel ruolo di Mimì, tuttavia la sua ultima apparizione in questo teatro, avviene la sera del 26 febbraio 1933, con un concerto che celebrava il 25° anniversario della “conduzione” Gatti-Casazza, dove cantò nel finale del Falstaff con Marion Telva, Richard Bonelli, Armand Tokatyan e Adamo Didur.

Pasquale Amato al Metropolitan partecipò alle prime assolute di - La Fanciulla del West di Giacomo Puccini (10 dicembre 1910) con Emmy Destinn e Enrico Caruso, e di Cyrano di Walter Damrosch (27 febbraio 1913) con Frances Alda -.

 

Nel maggio del 1910, canta a Parigi al Théâtre du Châtelet, durante la tournée dei complessi del Metropolitan, in Aida con Enrico Caruso ed Emmy Destinn, Cavalleria Rusticana con Hermann Jadlowker e Olive Fremstad, Pagliacci con Enrico Caruso e Lucrezia Bori, e in Otello con Leo Slezak e Frances Alda.

 

Tra il 1910 e il 1914, canta per quattro stagioni con la Boston Opera Company, che nel 1914 lo riporta a Parigi, al Théâtre des Champs-Elysées con Il barbiere di SivigliaTristano e Isotta con la Margarete Matzenauer, Parsifal, e Un ballo in maschera con Giovanni Martinelli.

 

Il 12 giugno 1911, al Teatro Costanzi di Roma, è Jack Rance nella prima italiana di La fanciulla del West con Amedeo Bassi, Eugenia Burzio e la direzione di Arturo Toscanini.

 

Nel 1923 canta in Falstaff a Barcellona.

 

Amato finì la carriera facendo saltuarie apparizioni in concerto e in opere, non solo in America, ma anche in Germania e in Austria.

Molto probabilmente la sua ultima apparizione in un’opera, fu in Tosca a Chicago il 13 novembre 1934, con Maria Jeritza.

 

Dopo il ritiro Amato insegna a New York, e dal 1935 dirige la facoltà di opera lirica All'Università della Louisiana.

 

Questo grande baritono possedeva una voce dal timbro bellissimo, omogenea nei registri e molto sonora, supportata da un portamento aristocratico che lo distinse anche come grande attore.

Lascia fortunatamente una vasta eredità discografica.

 

©  Pietro Sandro Beato